ANDROMEDA 14Quando il cliente entrò nel mio studio chiedendomi di tatuargli la schiena con un motivo fantasy destò immediatamente il mio interesse. La schiena, essendo la superficie quasi piana più estesa del corpo, offre maggiore libertà creativa di altre. In questo caso inoltre, trattandosi di una persona di 1,92 m di altezza e di corporatura tutt’altro che esile, di spazio da coprire ce n’era in abbondanza.

La richiesta iniziale era per un’imagine epica: un cavaliere, un castello e qualche altro elemento non ancora definito. Per farmi capire che tipo di immagine e di emozione aveva in mente per quest’opera, il cliente mi menzionò le copertine degli album dei Manowar.
Anche se non amo questo gruppo musicale, avendo un passato da metallaro so esattamente di cosa si tratta, ma ancora prima che mi parlasse di queste copertine io stavo già pensando alle fantastiche tele di Frank Frazetta. Chi meglio di lui potevo usare come ispirazione per un’opera simile?! Avendo in mente i suoi capolavori, la prima cosa a cui pensai fu il famosissimo Death Dealer, ma per quanto intensa sia quell’opera è comunque abbastanza statica. Per questo lavoro volevo creare qualcosa di più dinamico. Volevo un cavaliere che brandisce la sua spada su di un destriero impennato e avevo immaginato qualche mostro che trascinasse delle donzelle seminunude bisognose di aiuto.

ANDROMEDA 2Successivamente, decisi di ridurre il numero di mostri e signorine ad uno. Questo per poter meglio lavorare nel dettaglio ed essere sicuro di avere una buona resistenza del lavoro nel corso degli anni. L’idea di incatenare la donna e di fare il mostro con un corpo simile ad un serpente fu del tutto inconscio.
Qualche giorno dopo, una mia cliente mi fece notare la somiglianza tra la storia raccontata nel mio disegno e il mito di Andromeda, evidentemente il mio inconscio aveva rielaborato memorie scolastiche.
Da qui nacque l’ovvio titolo di quest’opera che in dimensioni reali su carta è di circa 50×70 cm.

Nella prima seduta contavo di tracciare tutte le linee ma una volta posizionato il disegno e valutate le dimensioni era chiaro che non sarei riuscito a completare la tracciatura in una sola volta.
Le linee del mostro e della donna furono quel che riuscii a tracciare. Per delineare il resto del disegno bastò un’altra seduta.

Nell’attesa delle sedute seguenti mi dedicai alla colorazione del disegno.
A volte, per questioni di tempo o per non disaffezionarmi ad un lavoro che so richiederà molto tempo, completo il disegno preparatorio seguendo all’incirca i tempi dell’opera su pelle. Disegnare su carta o al computer spesso mi rende troppo ottimista, ero infatti convinto potesse bastare una sola seduta per completare il mostro da cui avevo deciso di cominciare la colorazione, ma guardare il disegno sullo schermo del computer e vederlo in dimensioni reali son due cose ben diverse.
Furono necessarie 3 sedute per completare il mostro.

ANDROMEDA 5/6Contavo di finire almeno la donna in una sola seduta ma il cliente mi chiese di proseguire nelle sedute successive.
Quando si lavora su progetti di queste dimensioni anche il cliente più resistente e determinato può giustamente avere giornate in cui è meno in forma del solito, inoltre, Il desiderio di vedere un lavoro finito può essere un’ottima motivazione per resistere a una lunga sessione di aghi, ma quando si realizza che le sedute da sostenere saranno numerose si tende a prendere tutto con più calma. Quindi il completamento della donna e la colorazione della roccia a cui è incatenata fu rimandato alla seduta successiva.

Prima di ogni seduta mi preparavo proseguendo la colorazione del disegno per poi stamparlo e usarlo come riferimento e regolarmente, guardando il foglio formato A3 mi convincevo di poter procedere più speditamente di quanto in realtà fosse possibile sull’opera, la cui dimensione reale era notevolmente maggiore.

Furono necessarie due sedute per il fondo e altre due per il cavallo. Il cliente giustamente non vedeva la necessità di dover soffrire inutilmente per un’opera che comunque richiedeva ancora diverse sedute.
Il castello e il cavaliere richiesero un paio di brevi sedute.

Manca ancora qualche ritocco qua e la, appesantire qualche linea e aumentare qualche contrasto, cosa che faremo con calma tra qualche mese insieme alle fotografie finali di rito.
La determinazione di questo ragazzo è stata esemplare, ha mantenuto l’impegno per un anno e mezzo fissando un appuntamento ogni tre settimane circa e dopo un’anno e mezzo di sedute e quintali di crema da spalmare durante la guarigione è comprensibile che non voglia vedere aghi e creme per qualche mese prima dell’ultimissimo step 🙂
 

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