Ho sempre sostenuto, e sostengo tuttora, che un tatuaggio ha un impatto psicologico fortissimo. Immagina di indossare un bel vestito che ti fa sentire bene e grazie al quale vieni apprezzato, è una bella sensazione vero?! Immagina invece di avere indosso un vestito brutto nel quale non ti trovi a tuo agio, che tutti criticano e ti suggeriscono di cambiare. Brutta sensazione non trovi? Ora immagina di trovarti in quest’ultima situazione ma con qualcosa che è sulla tua pelle e non puoi cambiare. Certo il tatuaggio in molti casi può essere coperto dall’abbigliamento, ma il senso di inadeguatezza e disagio rimane lì a disturbarti. Questa era la situazione di questa cliente. Si era affidata alla persona sbagliata e si era ritrovata un pessimo tatuaggio. Tutto di questo tatuaggio era discutibile, il fiore era realizzato decisamente male, per non parlare dei due colibrì la cui anatomia era sbagliata e i colori erano decisamente improvvisati (in quale pianeta esistono dei colibrì con il ventre rosa e le ali viola?).

La copertura avrebbe richiesto un impegno notevole e un disegno esteso, ma questa ragazza, per quanto possibile, avrebbe voluto rielaborare il tatuaggio esistente e restare fedele alla sua idea iniziale. Mi spiegò cosa e come avrebbe dovuto essere il risultato finale di quel tatuaggio prima che si rendesse conto di essere capitata nelle mani sbagliate e quindi interrompere il lavoro.

Il giglio avrebbe dovuto galleggiare sull’acqua e poco dietro doveva esserci una donna con un tridente tra le mani (motivo per cui ho deciso di dare a quest’opera il nome di Anfitrite), i colibrì che volano intorno sono i suoi animali preferiti e ovviamente il tutto doveva essere eseguito ad arte.Dopo un attento studio e valutando le dimensioni decisi di accettare di riprendere il vecchio tatuaggio e renderlo organico al lavoro finale. Per circondare il disegno pensai di allungare i capelli della donna ispirandomi ai lavori di Alfons Mucha, la cliente ne fu entusiasta, Mucha è il suo artista preferito quindi decidemmo di aggiungere un cerchio nel tipico stile dell’artista poco sopra la figura femminile.

Realizzai un primo disegno che inizialmente trovavo adatto, ma dopo qualche giorno già non mi piaceva più, decisi quindi di rielaborare completamente la figura femminile.
La colorazione del disegno seguì all’incirca i tempi del tatuaggio. Come succede spesso per lavori che prevedo richiedano molto tempo, preferisco completare i disegni preliminari in modo lento, per non disaffezionarmi dal lavoro e per avere fresco in mente il ricordo dei colori e degli effetti che voglio usare.

La cliente mi avvisò subito di avere una tolleranza al dolore molto bassa ed essendo la schiena una zona abbastanza sensibile mi disse di non poter reggere sedute più lunghe di 3 ore.
Un ritmo di lavoro del genere, per un’opera che avrebbe coperto buona parte della schiena, avrebbe allungato i tempi ma accettai di buon grado, ognuno ha una sopportazione del dolore del tutto personale e una media di tre ore a seduta non mi sembrava impraticabile, ero anche convinto che in alcune zone probabilmente avremo avuto un po’ più di tempo a disposizione.
Purtroppo non fu così.

La prima seduta durò solo 1:30 ore che sfruttai per rielaborare il fiore che fortunatamente aveva una buona forma.
In quella successiva, rielaborai uno dei colibrì di cui non solo l’anatomia era completamente sbagliata, anche le ali erano fuori prospettiva. l risultato finale era decisamente buono ma fu necessario aspettare la guarigione per verificare che la colorazione, sovrapposta ai colori assurdi usati in precedenza, non producesse tonalità indesiderate. A tal proposito usai il nero per creare delle ombre là dove c’era il famoso rosa sulla pancia e viola nelle ali di questo colibrì “alieno”.

Nella seguente ripresi il secondo colibrì mentre nella quarta seduta tracciai le linee della dea con il tridente. Nella quinta seduta mi occupai della colorazione dell’acqua, avrei voluto aggiungere alcuni dettagli e aumentare qualche contrasto ma la cliente aveva raggiunto il limite e quindi posticipammo questi piccoli ritocchi alla seduta successiva durante la quale feci questi piccoli ritocchi e colorai lo sfondo.
Fin qui, nonostante le brevi sedute, ero abbastanza fiducioso, il lavoro sembrava proseguire lento ma regolare, in ogni seduta il tempo era sufficiente per concentrarmi su un dettaglio per volta.

Le cose non andarono altrettanto bene quando cominciai a lavorare sui capelli, sicuramente uno dei dettagli più grandi dell’opera ma, sicuro che il desiderio di vederli terminati potesse bastare per dare motivazione alla cliente, contavo di poterli finire in una seduta.
Non andò esattamente così, per finirli servirono 3 sedute. Durante l’ultima seduta lei aveva il ciclo, quindi era ancora più insofferente, dopo poco dovetti interrompere il lavoro.
Ragazze, ricordate di fissare l’appuntamento dal vostro tatuatore in giorni lontani dal ciclo 😉

Le sedute successive furono le più difficili, i tempi di sopportazione erano limitati e io dovevo accontentarmi di lavorare su pochi dettagli per volta.
All’inizio non pensavo che sarebbe stato un problema ma considerata la dimensione dell’opera i tempi erano veramente brevi e lavorare in questo modo è faticoso. La cliente era stata chiara fin da subito e quindi non c’è niente che le si possa rimproverare ma io avevo la sensazione di dover interrompere il lavoro poco dopo averlo cominciato. Rimandare alle sedute successive dettagli che avrebbero richiesto mezz’ora o un’ora in più a seduta significa allungare la lavorazione a dismisura. Il rischio è la disaffezione al proprio lavoro.

Comunque sia, con calma e perseveranza, dopo due anni siamo riusciti a completare un ottimo lavoro 😉
 

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