Questo ragazzo era al suo primo tatuaggio e voleva un’intera manica, non male come partenza, ma nonostante tutto aveva le idee abbastanza confuse sia su quello che voleva, sia riguardo a quello che effettivamente fosse realizzabile. Portò con se una chiavetta USB zeppa di fotografie di tatuaggi e immagini varie scaricate da internet, di cui poco o nulla era di utilità e anziché riuscire a fornire idee in realtà non facevano altro che aumentare la confusione.

La quantità di informazioni era decisamente eccessiva e disordinata e altrettanto numerosi erano gli elementi che voleva inserire, per non parlare degli accostamenti che definirei insoliti. Scritte, automobili, pagliacci, carte da gioco, il ritratto del suo cane, il suo sport preferito, il nome del figlio, un occhio, un ritratto e un sacco di altri elementi che tra di loro non avevano un filo logico e che per inserirli in un unico lavoro, anche se abbastanza esteso, avrei dovuto realizzarli in dimensioni minuscole.

Non era decisamente cosa, quindi gli spiegai i limiti legati alla dimensione e al numero di elementi utilizzabili per poter ottenere un’opera armonica e attraente.
Ricordo che ogni volta che un elemento veniva eliminato se ne aggiungeva un altro. Perciò durante il primo incontro non riuscimmo a stabilire nulla di definito e ci accordammo per un incontro successivo. Nel frattempo, grazie alle informazioni che gli avevo fornito, avrebbe avuto modo di chiarirsi le idee sui soggetti che più lo intrigavano.
Riuscire a fare una scrematura e trovare gli elementi giusti fu impegnativo, ma dopo una lunga discussione riuscimmo a focalizzarci su una serie di soggetti: il Joker, un orologio, una bobina cinematografica, un’automobile, il viso di una donna e una serie di elementi legati alla fortuna e al gioco: i dadi, le carte e la palla da biliardo numero 8.

Il Joker per la follia, gli elementi legati al gioco per il fato e la fortuna, la bobina per la passione cinematografica, la donna la dolcezza e la sensualità, l’automobile e l’orologio non ricordo che significato avessero per lui.
Nonostante io sia tendenzialmente contrario a scritte, nomi, date e simili, lui insisteva a volere il nome di suo figlio inserito nel tatuaggio, non vedevo come potesse essere contestualizzato all’interno della composizione, poi mi venne un’idea, il nome poteva essere inserito all’interno dell’orologio (ancora una volta preso in prestito dalle opere di Eric Freitas) come se fosse il marchio dello stesso. In questo modo lui avrebbe avuto il suo nome e io avevo trovato il modo di inserire una scritta in modo elegante, senza che andasse a rovinare la composizione, anzi, questo piccolo stratagemma rendeva l’opera ancor più personale e particolare.
Se una scritta trova il giusto contesto (o pretesto) all’interno di un disegno non sono contrario in assoluto.

Una volta realizzato il disegno non restava che cominciare la lavorazione, ma al primo incontro mi resi conto di aver completamente dimenticato che sulla spalla aveva un vecchio tatuaggio di dimensioni ridotte da coprire. Poco male, la donna che avevo disegnato non mi piaceva ed ero intenzionato a ridisegnarla.
Pensai di sostituire quel viso con quello di Catwoman, la sua maschera avrebbe coperto senza problemi quel piccolo tatuaggio, inoltre, essendo uno dei personaggi principali della saga di Batman ben si sposava con il Joker.
Inizialmente il cliente sembrava d’accordo ma nei giorni successivi cambiò idea, non aveva però le idee chiare su cosa volesse. Anche a questo giro mi sottopose una lunga serie di immagini, purtroppo nessuna adatta allo scopo.
Quindi, non riuscendo ad arrivare a nulla, decidemmo di cominciare con quel che avevamo e pensare a quella parte dell’opera strada facendo.

GAMBLING 6 dettaglioNella prima seduta dovetti constatare che il ragazzo aveva una soglia del dolore bassissima, questo implicava continue interruzioni, brevi ma ripetute. Non era certo la situazione migliore in cui lavorare, quando un cliente sobbalza intimandoti di fermarti nel bel mezzo della tracciatura di linee che dovrebbero essere tirate in modo uniforme o mentre cerchi di stendere una sfumatura omogenea, poco conta se riesce a stare seduto sulla poltrona 3 o 4 ore, lavorare con la giusta calma e concentrazione è impossibile e oltremodo stancante. La mia fatica e la sua insofferenza sono purtroppo state complici di momenti di irritabilità reciproca.
Contavo di poter finire il Joker nella prima seduta ma non andò così. Sfortunatamente, a causa di una follicolite dovuta alla ceretta eseguita qualche giorno prima, non potei terminarlo nemmeno nella seconda seduta. C’era comunque molto da fare e quindi lavorai su altri elementi.

Per rimediare alla sua bassa soglia del dolore gli suggerii sia creme anestetiche che soluzioni più drastiche come analgesici che avrebbe potuto farsi prescrivere dal medico. Ma queste soluzioni non ebbero un effetto significativo su di lui, a volte la crema non era stata applicata in modo corretto, altre volte l’effetto svaniva troppo rapidamente e anche i medicinali prescritti dal medico, forse troppo blandi, non davano il sollievo sperato.

Il bianco e nero è decisamente più veloce del colore, pertanto contavo di poter concludere un soggetto e/o qualcosina in più, in ogni seduta. Una previsione che in questo caso si rivelò eccessivamente ottimistica.
Ovviamente questo allungò i tempi della lavorazione.

Nel frattempo non passava seduta senza che cercassimo di trovare il giusto elemento per coprire quel vecchio scorpione sulla spalla. Vagliammo diverse possibilità, da Catwoman ad Harley Quinn passando per altri soggetti ma nessuno sembrava adatto alla copertura e quelli che potevano esserlo non erano di suo gradimento. Poi mi ricordai di un’immagine che avevo salvato anni fa nella mia cartella immagini, una donna con cilindro. Gli suggerii la cosa e subito gli piacque, mi chiese solo di aggiungerle un monocolo per renderla una sorta di versione femminile di Mister X de “L’Uomo Tigre” 😀
Anche questo ritratto richiese due sedute.

Quando finalmente arrivammo alla lavorazione della calandra di quella stupenda Duesenberg Model J, pensavo di poterla finire in un’unica seduta ma anche stavolta ero stato troppo ottimista. Per concludere il lavoro dovetti rimandare ad una seduta successiva, seduta durante la quale feci anche gli ultimi ritocchi.
 

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