Quest’opera è completamente diversa da quel che il cliente aveva pensato inizialmente per il proprio braccio.
Nel febbraio 2012 mi contattò chiedendomi di realizzare una sorta di rampicante tribale, disegnato da lui, che occupasse tutto il braccio. Credo basti mostrare il disegno che aveva realizzato per capire perché bocciai immediatamente il progetto.
Dopo questa prima bocciatura ci incontrammo per discutere nei dettagli il perché del mio rifiuto e come, a parer mio, avremmo invece potuto evolvere un progetto importante come un’intera manica. In quest’incontro preliminare fu abbastanza semplice far capire al cliente che per un lavoro di queste dimensioni era preferibile lavorare su un’opera ben più attraente di una serie di linee nere. Quindi ci accordammo per un incontro da dedicare alla progettazione.
Passammo l’intera giornata a parlare di preferenze, soggetti adatti allo scopo e quant’altro. Uno dei primi nomi che venne citato fu quello di M.C. Escher, uno dei suoi artisti preferiti e dal cui lavoro anche io sono affascinato.
Presi dalla mia libreria un paio volumi dedicati all’artista olandese e dopo aver valutato diverse immagini e possibili composizioni, da Salita e Discesa, Cascata, Belvedere, Relatività, Casa di Scale, passando dai suoi pattern geometrici e non, la scelta cadde, dato il suo sviluppo verticale, su Su e Giù del 1947.
Il modo in cui l’opera finisce nella parte alta non la trovavo però adatta al modo in cui si avrebbe “chiuso” il disegno sulla spalla, perciò decisi di concentrarmi su uno degli ultimi studi realizzati da Escher per quel lavoro.

In quello studio la parte superiore termina con un edificio completamente visibile il che mi dava modo di avere un elemento centrale sulla spalla e lasciare al cielo il compito della sfumatura attorno. Trovavo inoltre più stimolante lavorare su un progetto abbozzato e poco conosciuto piuttosto che tentare la rielaborazione di un’opera famosa.
Il passo successivo fu decidere come e quanto modificare il disegno per renderlo adatto alle nostre esigenze.
Guardando il disegno, complice un recente soggiorno a Venezia, pensai che la via centrale avrebbe potuto diventare un canale della città lagunare e quel ponticello sulla destra del disegno poteva diventare il famoso Ponte dei Sospiri, mentre nella parte bassa avremmo potuto avere la base del palazzo poggiata sul mare, chiudendo l’opera con degli spruzzi d’acqua sul polso. Infine, il cielo visibile dagli archi dell’edificio in basso si sarebbe fuso perfettamente con il mare alla base dell’edificio superiore, immaginavo di poter inserire anche qualche gondola ma gli spazi residui non erano sufficienti quindi quest’ultima opzione venne scartata come pure il ponte dei sospiri. L’idea della scala “infinita” che ruota attorno al braccio invece fu un colpo di genio che sono certo sarebbe piaciuto al Maestro.
Non restava che trovare l’atmosfera adatta. In quel periodo ero molto affascinato (e lo sono ancora) dalle opere del pittore russo Evgeny Lushpin e trovavo che un’atmosfera simile a quella dei suoi quadri sarebbe stata perfetta per un lavoro di questo tipo, mostrai alcune immagini al cliente e fu subito d’accordo con me. Non restava che lavorare al disegno. Visto che avevamo pensato a Venezia, gli edifici non potevano che avere la stessa architettura dei palazzi signorili della Serenissima.

Il cliente era entusiasta del progetto, Escher è uno dei suoi artisti preferiti, Venezia è la sua città preferita, l’acqua è l’elemento del suo segno zodiacale e in particolare gli piaceva molto l’idea degli opposti: i palazzi come rappresentazione di forza, solidità e stabilità in contrapposizione con l’acqua, elemento mobile e mutevole, il giorno e la notte, i colori freddi dell’esterno in contrasto con la luce calda all’interno dei palazzi e le due prospettive opposte una all’altra, lo Zenit di una è il Nadir dell’altra.
L’orologio sul gomito fu la soluzione per riempire lo spazio sul gomito che non sapevo come raccordare al resto e per il cliente assume il ruolo di un promemoria a cogliere l’attimo “perché il tempo non aspetta”. La posizione delle lancette, oltre ad essere l’ora di nascita del ragazzo diventa un simpatico gioco di parole che gli piace molto: 2:20, due e venti (due eventi). Un ottimo titolo visti i significati più o meno nascosti, ma che ho preferito evitare per l’impossibiltà di ricreare lo stesso gioco di parole in inglese.
Per quell’orologio, ancora una volta, usai come riferimento e ispirazione i lavori di Eric Freitas .

UP & DOWN (Escher Sleeve)

Un progetto ambizioso e affascinante in cui mi chiese di inserire uno dei miei KATZ nella parte bassa, rappresentazione di uno sguardo fiducioso al futuro ma allo stesso tempo enigmatico, come disse lui: “Non si capisce se sta guardando il cielo, l’orologio o se sta cercando di capire il casino che gli sta intorno”.

Un lavoro insolito, ambizioso e tremendamente complesso. Grazie al mio passato da illustratore ho un’ottima conoscenza del software Macromedia Freehand (mai sostituito degnamente da Adobe Illustrator) che mi tornò utilissimo nel ridisegnare i palazzi modificandone l’architettura con precisione, un lavoro faticoso che richiese circa 35 ore e ancora mancava il lavoro di colorazione e l’aggiunta di altri dettagli.
Le linee per cominciare il tatuaggio erano pronte, perciò il 20 giugno 2012 cominciammo a tracciare le linee base, un lavoro che richiese circa 5 ore per tracciare tutte quelle finestrelle, balconcini, mattoncini, archi, travetti etc. Poche settimane dopo, nella seconda seduta, lavorai sull’orologio (le foto di quella seduta sono purtroppo andate perse) e con il cliente ci accordammo per organizzare altre sedute al più presto.

Sfortunatamente i mesi passarono, altri impegni lavorativi andarono a sommarsi a quelli già esistenti e non è sempre facile tenere traccia di tutti i lavori in corso, ma dopo qualche mese senza avere sue notizie lo contattai senza però ricevere risposta. Proseguii comunque con la colorazione del disegno e lo ricontattai altre volte nel corso dei mesi successivi sempre senza ricevere risposta. Ero ormai tristemente rassegnato all’idea di dover inserire questo cliente nella categoria dei dispersi, quel genere di cliente che inizia un lavoro importante e poi svanisce nel nulla senza dare spiegazioni. So che nel corso di mesi, a volte di anni, le cose cambiano, altre priorità richiedono la nostra attenzione e magari un progetto legato a un tatuaggio può passare in second’ordine ed essere posticipato a data successiva o da definirsi, ma il rispetto per chi dedica anima e corpo ad un’opera pensata esclusivamente per noi esige almeno un breve messaggio di notifica.
Per fortuna a maggio dell’anno successivo (2013) riapparve, togliendosi dalla categoria degli stronzi 😛

UP & DOWN (Escher Sleeve) 1

Purtroppo a causa dei miei impegni e delle sue priorità, da allora allo stesso periodo dell’anno successivo riuscimmo a fare solo 3 sedute, ma meglio un lavoro lento piuttosto che un lavoro mai finito 😉

Dalla metà del 2014 riuscimmo a riprendere gli appuntamenti con cadenza regolare e finalmente, dopo oltre due anni, potevo finalmente finire questo lavoro prima di dover cambiare un altro calendario.
Il 7 novembre 2014 (ben 33 mesi dopo) l’opera era finalmente completata.

Un lavoro complesso, dettagliato, insolito e stimolante che ero certo sarebbe stato uno dei miei preferiti quando lo cominciai e nonostante siano passati quasi tre anni dall’inizio dei lavori continua ad essere uno dei miei preferiti, anche se devo ammettere che su progetti tanto complessi potrei perdere infinite ore a rifinire e riaggiustare, migliorare, accentuare; ma un artista deve anche sapere mettere la parola “fine” ai suoi lavori.
 

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