I clienti che mi si presentano chiedendomi di realizzare per loro un tatuaggio in stile giapponese mi lasciano sempre un po’ perplesso. So che partono dal presupposto che essendo un buon disegnatore e i lavori che realizzo sono di loro gradimento, di conseguenza sono la persona adatta a realizzare qualunque richiesta, ma non è proprio così.
Per quanto apprezzi la storia, la filosofia e i lavori ben fatti in stile giapponese, rimane uno di quegli stili che non sento mio e sono abbastanza certo che ci siano artisti più adatti a me per creare opere in quello stile.
Ma questo cliente, come altri, ormai aveva deciso che dovevo essere io a realizzare il suo tatuaggio.

Gli spiegai che per quanto potessi imitare quello stile non lo conoscevo a sufficienza e non lo amo particolarmente per riuscire a fare un vero e proprio giapponese, di conseguenza avrebbe avuto una interpretazione del tutto personale che sicuramente si discostava dal tatuaggio giapponese classico, a mio parere avrebbe avuto un finto giapponese, da cui il titolo dell’opera.
A lui andava bene, quel che importava era che ci fosse un drago, dei teschi, dei fiori e le immancabili onde.
Nonostante quello stile non mi appartenga devo comunque ammettere che studiare questo disegno fu più stimolante de previsto.

Avevo deciso di realizzare quest’opera pezzo per pezzo, procedendo in modo finito per ogni area del tatuaggio e così fu per la prima seduta in cui realizzai il teschio, la peonia e le linee di contorno delle onde sull’avambraccio.

FINTO GIAPPONESE 2Però nella seduta successiva il ragazzo mi chiese se fosse possibile tracciare tutte le linee per poter avere una visione d’insieme. Evidentemente aveva fretta di guardarsi e mostrare il suo tattoo 😛
Non essendo un impedimento per l’evoluzione del lavoro lo accontentai. Speravo di tracciare tutte le linee in quella seconda seduta ma dopo circa tre ore la sua resistenza era già arrivata al limite, quindi dovetti tracciare molte linee in modo sommario per non perdere lo stencil. Avrei definito il resto delle linee nelle sedute successive.

Nella terza seduta terminai il lavoro sulle linee, sfumai le onde sull’avambraccio e la zona del gomito interno ed esterno, sicuramente tra le più ostiche. Anche in questo round, dopo aver lavorato senza problemi, allo scoccare della 3a ora la sua sopportazione al dolore ci abbandonò.

Nonostante questo limite bastò un’ultima seduta per terminare l’opera.
Non immaginavo di poter completare così rapidamente il lavoro. Le linee erano tutte tracciate ma si trattava comunque di aggiungere sfumature a quasi metà del tatuaggio, perciò mi aspettavo di spendere più tempo.

Il nero e grigio in genere è più rapido del colore ma la lavorazione di quest’opera nel suo insieme è risultata tra le più veloci in assoluto.
 

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