Il numero di novembre della rivista canadese X-PRESSION, contiene un’intervista al sottoscritto che riporto integralmente tradotta qui sotto 😉
Parlaci di te…
Ho avuto una grande passione per il disegno fin da bambino. Pare che all’asilo spesso preferissi starmene da solo a disegnare piuttosto che uscire a giocare con gli altri bambini (e quando uscivo li picchiavo hahaha). Fin da giovanissimo sapevo che volevo fare del disegno la mia professione (a 13 anni volevo essere un designer industriale) ma i miei genitori non erano persone di cultura, per loro lavoro era sinonimo di sudore e non immaginavano che avrei potuto vivere degnamente disegnando, perciò mi indirizzarono verso studi che nulla avevano a che fare con il disegno.
A 18 anni decisi di prendere in mano la mia vita e mi iscrissi alla scuola del fumetto. Da allora non ho più smesso di disegnare. Sono stato fumettista, illustratore, graphic e web designer, ho realizzato fumetti e illustrazioni per editoria, pubblicità e merchandising; quadri; webdesign; fonts; loghi; immagini coordinate e altro ancora ma i tatuaggi erano sempre presenti, una sorta di sottofondo della mia vita, come se il destino mi stesse prepotentemente suggerendo una via e, anche se con un po’ di ritardo, quella via è diventata un’autostrada.
Mi piace spendere il mio tempo libero per coltivare il mio talento, leggendo libri di insegnamento sulla luce, l’anatomia, tecniche digitali e tutto ciò che mi può rendere un artista migliore, oltre a dedicarmi a progetti alternativi, alla cura del mio corpo e della mia mente e quanto più posso alla ragazza che amo.
Da quanto tempo tatui?
Ho cominciato tatuando me stesso con un ago da cucito all’età di 14/15 anni e successivamente i miei amici mi chiesero di fare lo stesso su di loro.
La cosa andò avanti sporadicamente per qualche anno. Quando mi iscrissi alla scuola di fumetto le richieste si fecero più insistenti perché frequentare quella scuola mi rendeva, ai loro occhi, ancor più adatto a disegnare i loro tatuaggi ma a quello stadio ero solo un ragazzino irresponsabile che compiaceva gli amici ricavando qualche birra o pizza gratis in cambio. Durante il servizio militare passai più tempo a tatuare commilitoni che a svolgere il mio servizio di soldato e dopo Il servizio militare ero troppo impegnato a lavorare a fumetti e illustrazioni per dedicarmi ai tatuaggi che, fino ad allora, per me erano stati una sorta di divertente (ed irresponsabile) passatempo.
Attorno alla metà degli anni 90, a seguito dello sviluppo della cultura dei tatuaggi in Italia, le richieste si fecero più pressanti, divenne una sorta di hobby con cui arrotondare e quindi nel 1995 decisi di acquistare tutto l’occorrente per tatuare in modo professionale e sicuro. Da allora fu un un continuo crescendo che 10 anni dopo mi portò a farne il mio lavoro principale. Aprii il mio studio nel 2005 e non mi pentirò mai abbastanza di non averlo fatto prima.
Inizialmente, per quanto consigliassi sempre opere uniche, cercavo di esaudire ogni richiesta, fino a quando mi resi conto che non potevo sperare che la qualità delle richieste crescesse in modo spontaneo, dovevo essere io a valutare la qualità delle richieste e prendere il coraggio di dire no a qualcuna di queste.
Da quella presa di coscienza è stato un crescendo di lavori sempre migliori.
Quindi, se vogliamo considerare l’esperienza maturata possiamo dire che tatuo da 30 anni ma dal mio punto di vista sono un tattoo artist formato da non più di 5 anni.
Dove hai affinato la tua arte?
Ho imparato da solo, per tentativi ed errori che per fortuna o per talento non sono mai stati devastanti e comunque tutti recuperabili.
Quando ero ragazzino, negli anni ottanta, tatuavo incoscientemente con aghi da cucito, in Italia non esisteva nessuna cultura del tatuaggio. Forse qualcosa si muoveva in un ridotto universo underground che per un ragazzino di provincia come me restava sconosciuto.
All’epoca in Italia non era nemmeno immaginabile che si potesse vivere tatuando e di conseguenza l’idea di fare un apprendistato era assolutamente fuori discussione.
Quando circa a metà degli anni novanta l’interesse nei tatuaggi cominciò a crescere trasformandolo in un fenomeno di massa, la grande maggioranza di chi faceva tatuaggi era nelle mie stesse condizioni, soprattutto nei piccoli paesi come il mio, imparava per sentito dire o grazie a una serie di riviste che mai si erano viste prima nelle edicole italiane, i pochi “colleghi” nella maggioranza dei casi erano così gelosi della “loro” tecnica che era quasi impossibile trovare qualcuno disposto a condividerla e vista la qualità generale probabilmente per me è stato un bene essere solo.
Quindi, per mia sfortuna, non ho mai avuto un maestro e vista la situazione dell’epoca non ne cercai nemmeno uno.
Ho tratto vantaggio dalle tecniche imparate a scuola e dall’esperienza come fumettista e illustratore. Per me un tatuatore non è molto diverso da un illustratore, quel che cambia sono i materiali e il supporto. La pelle è sicuramente il supporto più difficile su cui lavorare ma se sei in grado di fare qualcosa su carta o tela farlo su pelle è solo una questione di conoscenza dei materiali e degli strumenti e lo saprai fare anche su pelle.
Se non lo sai fare su carta è meglio che alla pelle non ci pensi nemmeno.
Qual’è il tuo stile di tatuaggio e come si è sviluppato?
Il mio stile si è sviluppato nel corso degli anni, è sicuramente un mix delle mie esperienze come fumettista, illustratore, tatuatore e perché no, anche come graphic e web-designer (un’altra delle tante attività creative che ho svolto negli anni).
Al momento il mio stile tende al realistico ma è dovuto in gran parte alle richieste dei clienti. Io mi sento abbastanza versatile per affrontare quasi qualsiasi tema o linguaggio grafico. Lo stile di un artista è semplicemente il suo stile.
Non mi sento di rinchiudermi in un filone; dark, horror, realistico o altro. Per me ogni richiesta interessante vale la pena di essere affrontata
Se un’artista fa fumetti realistici non lo esclude dal fare anche fumetti comici, a colori, in bianco e nero, surreali. Un artista che sappia disegnare può fare tutto questo e ovviamente lo farà con il suo stile.
Lo stile più personale e unico che ho sviluppato è sicuramente quello dei miei KATZ ma non ho la costanza ne la voglia di fermarmi su uno stile per quanto unico sia, dopo un po’ mi annoio e sento il bisogno di sperimentare altro.
Per me qualunque richiesta implichi disegnare qualcosa di unico è benvenuta e se è una bella sfida tanto meglio 😉
Se non fossi un tatuatore, cosa faresti?
Sicuramente qualcosa legato all’arte figurativa, probabilmente sarei ancora nel modo dei fumetti o dell’illustrazione o magari mi dedicherei più intensamente alla pittura.
Da qualche tempo sento il bisogno di dedicarmi alla scultura, non ho ancora il tempo necessario per farlo ma è una cosa a cui mi dedicherò prima o poi.
Adesso potrei dirti: farei lo scultore. Ma qualche tempo fa avrei voluto fare il designer di automobili, in un altro periodo avrei voluto fare cartoni animati.
L’arte figurativa in se è talmente versatile che se avessi il tempo e la possibilità di fare quel che mi pare la sperimenterei in ogni sua forma.
Cosa consideri il successo per un tatuatore?
Il successo è il raggiungimento dei propri obbiettivi e per ognuno gli obbiettivi sono diversi e cambiano con il tempo. Appena ne hai raggiunto uno sei pronto per stabilire un altro traguardo da raggiungere. Per qualcuno può essere semplicemente aprire il proprio studio, per altri sono i soldi per qualcun altro girare il mondo. Il successo cambia faccia ogni volta che lo raggiungi.
Credo che l’esempio che sta al top per qualsiasi attività individuale sia quello della rockstar o dell’attore famoso: essere pagato tanto da non doverti più preoccupare delle bollette, avere una fila di persone disposte a pagarti milioni pur di avere il tuo lavoro, la tua faccia o il tuo nome sul loro prodotto. Inviti ad eventi con volo in prima classe e albergo a 5 stelle tutto pagato, la tua faccia sulle riviste più importanti del settore, clienti milionari disposti a pagarti qualsiasi cifra per avere il tuo lavoro o la tua consulenza con volo alle Seychelles e soggiorno tutto compreso e chi più ne ha…
Ma restando con i piedi per terra credo che il successo per qualsiasi tattoo artist sia la consapevolezza di fare un buon lavoro, rendere felici le persone che ti affidano la loro pelle e sapere che domani avrai un progetto su cui lavorare ancora più entusiasmante ed appagante.
Certo avere i propri lavori sulle riviste aiuta tantissimo, ti rende visibile a potenziali clienti disposti a viaggiare per avere il tuo lavoro sulla loro pelle. Ma fondamentalmente il successo per me è sapere che domani quando mi sveglierò non vedrò l’ora di lavorare con entusiasmo sul prossimo progetto per realizzare un’opera ancora più bella. Essere pagato quanto basta per vivere una vita degna e poter mettere da parte quanto basta per trascorrere in modo degno la propria pensione ovviamente è parte del gioco.
Avendo così tanti tatuaggi, è inevitabile che qualcuno non sia proprio il massimo. Se te la senti di rivelarlo, qual è il peggior tatuaggio che hai?
Sfortunatamente ho un sacco di tatuaggi orribili, fatti per ignoranza, incoscienza, con leggerezza, senza pensare troppo a quel che facevo e perché. Il peggio è sul mio braccio sinistro, un enorme tribale che va dal polso alla spalla. 20 anni fa, per aiutare un amico che voleva imparare accettai di fargli da cavia, una delle cose più stupide che io abbia mai fatto. Ora lo sto rimuovendo (Il tatuaggio al confronto del laser è una passeggiata nel parco) per poi farmi tatuare qualcosa di spettacolare. Un altro tatuaggio pessimo è uno che ho sul fianco. Me lo feci da adolescente, con un ago da cucito, successivamente lo feci coprire e il risultato fu così pessimo da farmi rimpiangere il tatuaggio che mi ero fatto da solo. Anche questo verrà rimosso.
Purtroppo, specialmente in gioventù, si fanno molte cose senza pensare alle conseguenze, ma l’impatto emotivo e psicologico di un tatuaggio può essere estremamente potenziante quanto devastante e una copertura o una rimozione non sono mai piacevoli. Per questo prima di eseguire un tatuaggio faccio sempre una domanda di rito: “questa cosa la metteresti in cornice per appenderla sulla parete più bella di casa tua?”
Se la risposta è no, invito il cliente a riconsiderare completamene il progetto.
Senti il bisogno di essere un modello positivo, considerando i pregiudizi negativi nei confronti delle persone tatuate?
Sinceramente, forse perché vedo gente tatuata tutti i giorni, non sento questa negatività intorno al tatuaggio.
Personalmente non ho mai vissuto il tatuaggio come forma di ribellione contro il sistema, per me è semplicemente una forma d’arte.
Non uso droghe, non bevo se non in rare occasioni e non certo per devastarmi e cerco di dare al mio studio lo stesso senso di decoro che puoi trovare nello studio di un ottico, di un medico o di un avvocato.
A volte capita che qualche persona anziana mi riservi qualche occhiataccia vedendo i miei tatuaggi ma non me ne preoccupo più, anzi un po’ mi diverte.
Sinceramente mi sembra che il tatuaggio qui in Italia, pur essendo un fenomeno alquanto recente, sia ormai accettato e lo stesso mi è sembrato nella piccola porzione di mondo che ho visitato.
Certo c’è ancora qualche resistenza all’idea che il medico, l’avvocato, il poliziotto o l’impiegato di banca abbiano grandi tatuaggi visibili ma credo che in gran parte sia dovuto al fatto che ci sono troppi tatuaggi orribili. La gente si tatua con leggerezza, spesso non decora il proprio corpo per renderlo più bello ma lo dissacra con simboli, loghi e scritte orripilanti.
Se i tatuaggi fossero tutti di alta qualità sono certo che l’opinione della gente che non li condivide cambierebbe idea drasticamente.
Ho l’abitudine di chiedere ai miei clienti cosa ne pensano parenti e familiari dell’idea che loro si tatuino pesantemente e solitamente ricevo risposte negative al riguardo, madri, nonne e fidanzate che arrivano addirittura alle lacrime, datori di lavoro che non condividono la loro scelta o ne sono tanto contrariati da minacciare il licenziamento.
Dopo che il tatuaggio è finito chiedo cosa ne pensano ora ed è un’enorme gioia sentire di nonne che chiedono costantemente di vedere il tatuaggio del o della nipote perché “è tanto bello, non immaginavo facessi qualcosa del genere”
Datori di lavoro contrariati che successivamente mi contattano per farsi tatuare a loro volta. Queste persone pensano ai tatuaggi come segni neri, scritte, decorazioni approssimative etc. Fondamentalmente brutti disegni. Quando vedono cosa è possibile fare sulla pelle il loro giudizio cambia istantaneamente e ne rimangono estasiati.
Quindi non credo alla necessità di essere un modello di comportamento, cerco semplicemente di essere una buona persona, fa parte del buonsenso e se proprio devo fare la differenza in questo senso mi piace farlo attraverso il mio lavoro.
Qual è lo stile o il soggetto di tatuaggio che ti piace meno?
Ci sono molti stili e molte cose che non mi piacciono ma non me ne preoccupo visto che mi concedo il privilegio di rifiutare qualunque soggetto che non condivido artisticamente o stilisticamente. Ovviamente non sono io a decidere cosa si deve tatuare il cliente ma se mi propone qualcosa che non mi sento di fare lo indirizzo a qualche altro collega che magari può lavorare su quel soggetto in modo più appassionato. In genere non mi piace copiare, se qualcuno vuole il ritratto di una persona cara piuttosto che il sarcofago di tutankhamon ovviamente non c’è molta scelta ma quando mi arrivano i clienti con immagini trovate su google chiedendomi di farne la copia esatta spiego le mie ragioni e cerco di farli desistere, se non ci riesco li invito gentilmente a cercare un’altro tatuatore.
Cosa ti distingue dagli altri tatuatori?
Nella mia ricerca sento sempre di poter fare meglio e questo mi da l’umiltà necessaria per continuare a migliorare.
Ci sono così tanti artisti spettacolari che l’idea di poter spiccare tra i tanti mi stupisce e mi onora.
Ma se proprio devo pensare a qualcosa che mi differenzia credo sia l’attenzione e la cura che dedico ad ogni progetto. Tutti i lunedì offro consulenza gratuita a chiunque per discutere il loro tatuaggio con me, mi piace spendere tempo per aiutarli a trovare il modo migliore per comunicare il loro messaggio, alcuni se ne vanno delusi perché rifiuto di tatuare una data, un piccolo logo o comunque qualcosa che a mio parere deturpa il loro corpo invece di renderlo più bello, ma la maggioranza di loro apprezza lo sforzo che faccio per capirli e tradurre in immagini le loro richieste. Mi piace spendere tempo per studiare attentamente il disegno, le luci, i colori adatti. Quasi tutti i miei tatuaggi nascono prima come illustrazioni e solo quando sono pienamente soddisfatto procedo su pelle. Mi piace sapere che quel che faccio su di loro sia una traduzione dei loro pensieri e sia irriproducibilie come unica è la pelle di ognuno. e mi piace pensare che ognuno dei miei clienti grazie al mio lavoro domani apprezzerà ancora di più il proprio corpo.

Se non fossi un tatuatore, cosa faresti?
Senti il bisogno di essere un modello positivo, considerando i pregiudizi negativi nei confronti delle persone tatuate?